Gli occhiali d'oro di Giorgio Bassani (1958): «Gliel'ho chiesto», spiegò, «perché quando ci vivevo io, a Padova, stavo a dozzina da una vedova che si chiamava Molon, Elsa Molon. La casetta di questa signora Molon si trovava in via San Francesco, nei pressi dell'università, e dava, dietro, su un grande orto. Che vita, facevo! A Padova non avevo parenti, non amici, nemmeno tra i compagni di scuola.»
Una grande storia d’amore di Susanna Tamaro (2020): Anche tua madre sembrava rinata con quel folletto che trotterellava per casa; il tempo cupo della vedovanza, avvelenata dal sospetto del tradimento, si era dissolto grazie anche a un incontro avvenuto un paio di anni prima sul treno che da Mestre la portava a Padova. Stava andando a trovare un'amica e si era trovata di fronte a un signore che continuava a fissarla.
Il Marchese di Roccaverdina di Luigi Capuana (1901): Don Aquilante, con una gamba accavalciata all'altra, una mano davanti agli occhi e il mento chinato sul petto, assorto in profonda meditazione, non aveva risposto a due o tre domande del vecchio che, seduto in un canto, vicino a l'uscio, girava tra le mani il berretto di panno scuro, di Padova, e sembrava atterrito dagli urli del marchese che non finivano più. |